Smart working, ritorno in ufficio e caro energia

Contro il caro energia il vertice UE a Praga del 6 ottobre ha partorito la proposta di alcuni Paesi, l’Italia, la Grecia, il Belgio e la Polonia, di un price cap dinamico. Ovvero un “corridoio” al prezzo del gas per un valore massimo delle transazioni sul mercato TTF (Title Transfer Facility) di Amsterdam. Ma se un tetto alle quotazioni del gas è auspicabile – il prezzo dell’energia elettrica “misteriosamente” a quello del gas è agganciato – c’è da prendere in considerazione cosa un’azienda potrebbe fare per la gestione dei suoi spazi in ottica di risparmio.

Oggi che le bollette astronomiche stanno affliggendo aziende con locali di produzione e uffici, è forse venuto il momento di ripensare la concezione di quegli spazi. Abbiamo un po’ ovunque ambienti progettati ed allestiti oltre 20 anni fa quando l’energia e l’alimentazione non era un problema. Ma sono arrivate in sequenza lo smart working di massa e la guerra in Ucraina. Già la ripresa post pandemia aveva fatto schizzare in alto il costo delle fonti fossili a fine 2021 a causa della repentina ripresa, poi il boicottaggio del gas russo da parte dell’Europa hanno creato la tempesta perfetta. Il problema sembra lontano dalla soluzione, perché l’UE per prima si è messa nei guai scegliendo il mercato TTF che ora rinnega.

Dietrofront sullo smart working: con il caro energia lavorare da casa è un costo.

Tra il 2020 e il 2021 la sostenibilità degli spazi si è intrecciata con l’aumento di popolarità dello smart working.

La modalità operativa agile sembrava convenire a tutti; i dipendenti risparmiavano tempo negli spostamenti casa–ufficio, le aziende risparmiavano nei costi di illuminazione e climatizzazione. Adesso, per assurdo, sono i dipendenti che chiedono di tornare in sede perché la minaccia del caro bolletta fa preferire l’uso di illuminazione e riscaldamento del datore di lavoro: senza rimborsi, meglio l’ufficio! Secondo un sondaggio dell’Inapp, per quanto il lavoro agile piaccia agli italiani, solo il 20% degli intervistati è disposto a un’erosione delle proprie finanze per continuare a svolgere la mansione da remoto per una parte della settimana.

In questo dilemma s’insinua la voce del sindacato, che aumenta la pressione perché si stabiliscano delle compensazioni prima di firmare gli accordi individuali con cui è regolato lo smart working. Sembra un gioco a chi rimane con il cerino più corto in mano… Ma è un cerino che brucia a entrambe le estremità! 

Per anni le aziende hanno rinviato la progettazione di impianti alternativi, magari alimentati a fonti rinnovabili, così come lo Stato ha pensato di rispolverare la sempre ad hoc politica dei bonus, stavolta sono i 200 € del caso in busta paga.

Senza indipendenza energetica, giocare con lo smart working per far risparmiare energia alle imprese diventa il classico “nascondere la polvere sotto il tappeto”, la situazione del prezzo del gas continuerà ad essere estremamente turbolenta per molto tempo, come avevo spiegato in un precedente articolo su questo blog.

L’ENI stessa ci fa sapere che i problemi maggiori li teme per l’inverno 2023, perché per quello in arrivo ci sono le scorte. Quindi ripensare gli spazi per bilanciare lavoro agile e risparmio energetico è fondamentale, addio grandi uffici, grandi sale riunioni, archivi, etc… Non solo in ottica di avere un ambiente flessibile e dinamico, ma anche a causa di costi ormai impensabili da sostenere.

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.
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