Vivienne Westwood: rivoluzionare gli spazi di lavoro così come lo stile 

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Una signora distinta entrò in una piccola sala gremita che l’accolse con un’ovazione. A volte capita di incontrare una personalità famosa per aver fatto una rivoluzione e quella di Vivienne Westwood è stata una rivoluzione di stile. Simbolo dell’avanguardia britannica, ha definito i canoni della cultura punk. Era un assolato pomeriggio di ottobre del 2021 e facevo parte del drappello di giornalisti invitati a assistere alla cerimonia di apertura della XIII Florence Biennale d’Arte, che prevedeva la consegna del Premio Lorenzo il Magnifico per l’arte. Tutti noi eravamo lì per celebrare una carriera lunga cinque decadi, iniziata a Londra nel 1971 con un negozio-sartoria nel quartiere di Chelsea. “You have to move faster than the system”, il suo motto è stato una dichiarazione d’intenti mai tradita.

La Westwood avrebbe potuto ritirare il premio con i ringraziamenti di rito, ma sfruttò anche quel microfono per ricordare l’urgenza di contrastare il collasso climatico che sta vivendo il nostro Pianeta. Da tempo, dopo essersi resa conto che l’attenzione verso il fashion system era tanta e che la moda poteva essere dunque un mezzo per parlare al mondo dei suoi problemi, le sue sfilate erano spesso diventate proteste vestite di stile. Dalle battaglie per salvare la foresta pluviale e l’Artico – è stata ambasciatrice di Greenpeace – all’impegno per la liberazione di Julian Assange, la celebre stilista aveva creato e preso parte nel corso degli anni a importanti progetti e campagne sociali. Perché dopo il successo commerciale, due Designer of the Year Award tra gli svariati riconoscimenti, aver creato collezioni benefiche in collaborazione con le Nazioni Unite e ricevuto il titolo di Dama dalla Regina Elisabetta, c’era un’altra rivoluzione da fare: quella climatica

Nel corso del 2023, Workitect si è trovata a riprogettare proprio gli spazi di lavoro della sede milanese della maison che porta il suo nome. Il progetto per Vivienne Westwood rappresenta un importante passo nell’evoluzione del luogo di lavoro di uno dei brand di moda più iconici a livello internazionale. Per me è stata invece l’occasione per capire come il team di Workitect abbia studiato la nuova fruizione degli uffici dell’azienda di Corso Venezia. La prima sorpresa che mi ha colpito è lo stile: industrial e minimale. Un notevole contrasto se paragonato all’estetica punk e anarchica da sempre caratterizzante la maison, ma che in realtà va a recuperare il mood delle location dei set pubblicitari di Vivienne Westwood.

L’ingegnere e designer Jacopo Ricci e la psicologa Vittoria Olivieri mi hanno sottolineato il coinvolgimento dell’HR e del personale italiano della Westwood per una riorganizzazione degli ambienti che valorizzasse la socialità, dato che in un audit preliminare tra i punti di forza era emerso la coesione del team. Poiché lo smart working era una modalità operativa  già contemplata dall’organizzazione, è stato fatto uno studio sulla fruizione degli spazi in  quest’ottica, quindi chiesto alle persone cosa metaforicamente dovesse essere portato dietro nel nuovo concept dell’ufficio e cosa occorreva cambiare.

Il risultato finale del layout ha restituito (dopo appena tre mesi dalla ricezione dell’incarico) degli ambienti che rispettano la volontà del management di tenere insieme la postazione fissa per ciascuno in ufficio con la filosofia del desk sharing, simbolo dello smart working. Ciò favorisce la socializzazione tra colleghi provenienti da diversi reparti e stimola la collaborazione, contribuendo a migliorare la produttività e la creatività all’interno dell’organizzazione. In una parola, “la contaminazione”, essenza peraltro della filosofia punk e di quello che da lì ne sarebbe nato dopo: nella moda la fetish fashion e nella musica l’hardcore. Subculture uscite dai locali londinesi e finite in un nuovo spazio, condiviso, ovviamente! Vivienne Westwood direbbe che lavorare in modo intelligente è incoraggiare la propria libertà di espressione, un modo di vedere la vita punk

Francesco Sani
Francesco Sani
Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.
Francesco Sani
Francesco Sani
Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.
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Desk sharing significa letteralmente condivisione
della scrivania
.
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Si tratta di una direttiva promossa dall’azienda che regola il modo in cui le persone devono lasciare la postazione di lavoro una volta concluse le attività e come devono gestire i documenti, i file e, in generale, i dati sensibili.