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Quattro chiacchiere con Germano Lanzoni, tra lavoro, social reputation e work-life balance

Intervista germano lanzoni

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Sul suo sito si definisce un giullare contemporaneo, ma per tutti è un intrattenitore eccezionale e brillante. Stiamo parlando di Germano Lanzoni, attore, comico, speaker, docente, formatore e webstar.

Gli abbiamo rivolto alcune domande su carriera professionale, spazi di lavoro e social reputation.

Raccontaci come è iniziata la tua carriera lavorativa.

La mia carriera lavorativa è iniziata per pagarmi l’università. Ero iscritto a scienze politiche, indirizzo economico aziendale e l’unico modo per continuare gli studi era trovare un lavoro estivo. Così decisi di lavorare in un villaggio turistico come animatore. Era il 1987. 

Quali sono stati i momenti più importanti che hanno segnato il tuo percorso professionale

Fu grazie all’esperienza in villaggio che vi ho appena raccontato che iniziai a lavorare nel mondo dell’intrattenimento, scoprendo i miei più grandi talenti: l’empatia e la relazione con le persone. 

Entrai a far parte di un team di professionisti straordinari come Michele Foresta (in arte il Mago Forest ndr) e Silvano Belfiore, oggi pianista di Crozza.

L’esperienza in villaggio mi spronò a frequentare una scuola di teatro, percorso che mi permise poi di emergere nel mondo dell’animazione e dell’intrattenimento. Comincia infatti a lavorare per le radio come RDS e Radio Deejay ed entrai a far parte di gruppi storici della comicità milanese, tra cui La Casa 139 e il Caravanserraglio.

Nel 2000 diventai speaker del Milan e nel 2013 il team de Il Milanese Imbruttito mi chiese di interpretare uno dei loro personaggi.

Nel corso degli anni ho partecipato a film, mi sono esibito in teatro e sono stato coinvolto in numerosi progetti artistici.

Ed eccoci qui, da ragazzino di 21 anni sono diventato un uomo di 55, che ha fatto della comicità trent’anni di lavoro.

Digital Reputation: quanto reputi sia importante e come hai costruito e mantieni il tuo network online?

La traccia che lasciamo sulla rete è fondamentale. I social non vengono solo utilizzati come svago ma anche dalle aziende per fare scouting; non a caso appena conosciamo una persona andiamo a cercarla online.

Fa parte del mio lavoro curare la mia presenza sui social. Per me i social rappresentano un modo di comunicare con il mio pubblico, di stare in contatto con le persone. 

Penso sia importante avere una strategia di comunicazione altrimenti il rischio è di essere dissonanti: quello che facciamo non corrisponde poi a quello che siamo. 

Lavorando nella formazione alle aziende, come è cambiato secondo te l’ufficio? Parlaci di Humor Business Experience.

HBE – Humor Business Experience, è un progetto creato insieme a Fania Alemanno. Si tratta di un hub creativo che sperimenta l’utilizzo dell’umorismo quale forma di comunicazione funzionale all’intrattenimento, al business e al benessere. Pensateci : quanto ridiamo ogni giorno? E quanto ridiamo al lavoro?.

Nel mio lavoro incontro tante persone e aziende diverse e negli ultimi anni ho assistito a un cambiamento epocale: quello dello smart working. 

I luoghi di lavoro rimangono spazi vitali, di aggregazione, ma allo stesso tempo le organizzazioni hanno iniziato, nel corso degli ultimi anni, ad abbandonare l’idea della “postazione fissa” in favore di una modalità che possiamo definire ibrida: oggi lavoro in ufficio, domani invece da casa, dopodomani in un coworking. 

Questo nuovo modo di concepire il lavoro penso dia valore alle persone ma richiede uno scarto relazionale molto forte. E noi lo ricostruiamo attraverso l’autoironia e l’umorismo relazionale, appunto.

Si parla sempre più spesso di work-life balance. Pensi di aver raggiunto un equilibrio tra vita e lavoro o sei ancora dell’idea di voler mollare tutto e aprire un chiringuito?

Se chiedeste a mia moglie vi direbbe “non c’è mai”, la verità è che non è semplice riuscire a conciliare le esigenze personali (mie e della mia famiglia) con gli obiettivi professionali. 

Personalmente sto ancora cercando di trovare un mio equilibrio. Mi piacerebbe prendermi più tempo per viaggiare e vivere la mia famiglia, ma mi rendo anche conto che il lavoro che faccio, e che amo, fa parte di me, mi dà modo di esprimermi anche se gli anni di Covid ci hanno insegnato che la nostra vita va al di là del fatturato e che dobbiamo imparare a mettere noi stessi sempre più al centro. 

 

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