JOB TRIP_#32 Intervista a Romano Perticone

Buongiorno e grazie per aver accettato di svolgere questa intervista. 

Si presenti e ci racconti chi è, pensi di parlare con un giovane ragazzo/a che si sta affacciando per la prima volta al mondo del lavoro.

Ciao sono Romano Perticone, sono prima di tutto papà di Giorgia e Leonardo poi calciatore professionista da 20 anni. Lo sport rappresenta per me un veicolo per diventare una persona migliore e sono ancora in questo percorso che durerà tutta la vita.

Quali sono stati gli eventi più significativi della sua carriera? Provi a ripercorrere la sua strada e a raccontarci cosa l’ha portata fino a qui…

Il talento mi ha portato a giocare nelle giovanili del Milan fin da piccolo, la determinazione e la perseveranza mi hanno poi condotto a diventare giocatore professionista fino alla massima serie del calcio italiano. Per conquistarmi il futuro ho dovuto vincere campionati importanti come gli allievi nazionali del Milan e il campionato di serie B con il Livorno. Ho perso anche qualche finale e forse sono state la partite che mi hanno insegnato di più. 

Il modo in cui si reagisce alle difficoltà spesso determina la differenza tra successo e fallimento. Durante il suo percorso lavorativo ha affrontato ostacoli sfidanti? Se sì, in che modo è riuscita a superarli e che insegnamenti ha tratto da queste esperienze?

Un grande allenatore dice che il calcio è la reazione alle cose spiacevoli, ma in realtà non è altro che una palestra di allenamento per la vita. Nello sport si ripropongono situazioni che possono trovare analogia per la dinamica a quella che è la vita reale. 

Lo sport ti obbliga a crescere con la cultura del lavoro a dispetto di quella dell’alibi, ti insegna la via per raggiungere gli obiettivi che non è quella della gratificazione istantanea che contraddistingue la mentalità dei più giovani ma quella della semina paziente. 

In un mondo così competitivo come il mio le difficoltà sono sempre molte ma quando fai sport impari fin da bambino ad avere un contatto con la frustrazione e lo sconforto e questo poi torna utile da grande. Abbiamo un vantaggio competitivo rispetto ai grandi artisti del cinema e della musica che possono avere successi enormi e istantanei perché la vita dello sportivo è un percorso che inizia nella culla, le fondamenta sono solide.

In un periodo di incertezze e cambiamenti costanti, mi piacerebbe sapere come si immagina il futuro del lavoro. Quali sono le sue previsioni? Quali sfide si presenteranno?

Non credo che viviamo un mondo di incertezza se paragonato ai millenni di umanità che ci hanno preceduto anzi credo che gran parte dell’umanità stia vivendo il suo momento migliore di sempre

Tuttavia siamo la specie vivente più adattabile e per questo ci siamo adattati presto anche a questo comfort, la tecnologia in futuro ci renderà sempre un po’ più soli per questo credo che l’empatia e la socialità diventeranno competenze rare nel mondo del lavoro e saranno pagate oro.

Oltre a sportivo professionista sei anche un imprenditore che studia da HR. Come può lo sport influenzare il business e viceversa? Vedi delle connessioni nella gestione dei team di lavoro con la gestione dello “spogliatoio”?

l primo principio cui dovrebbe attingere il business dallo sport è quello della meritocrazia, nello sport si vive di risultati e performance che sono facilmente misurabili e di conseguenza non c’è spazio per i venditori di fumo.

Il business è più tutelante in questo senso, si pagano le competenze certificate da un pezzo di carta spesso tralasciando la performance. 

Viceversa lo sport dal business dovrebbe prendere la gestione manageriale delle società sportive e la professionalità nella gestione dei rapporti lavorativi.

Infine ci sono evidenti analogie tra HR e calciatore nella gestione del capitale umano, il calciatore vive costantemente in un gruppo composto da persone provenienti da tutte le parti del mondo, con estrazione sociale di ogni tipo, religione, lingua, cultura differente.

L’esperienza che accumula un calciatore è un patrimonio importante spesso non riconosciuto nel business, si predilige un’istruzione più accademica e nozionistica ad un arricchimento sul campo ma è evidente come questo risulti anacronistico.

Adesso le propongo di concludere questa rubrica con un consiglio ai nostri lettori, o un augurio per i giovani che stanno iniziando la loro carriera. 

Ragionare in modo differente è garanzia di successo ed è un’abilità che va allenata. Ai giovani quindi direi di non ascoltare i trend ma di leggere tra le righe.

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