JOB TRIP_#33 Intervista a Paolo Iacci

Ciao Paolo, grazie per aver accettato di svolgere questa intervista per la rubrica Job Trip, nell’ambito della quale intervistiamo professionalità provenienti da diversi settori per raccoglierne consigli e spunti dedicati ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro.

Presentati e raccontaci di te fuori e dentro il mondo del lavoro. 

Ciao, grazie a voi per questa opportunità. Mi definirei un uomo di impresa perché ho trascorso praticamente tutta la mia vita nelle aziende, lavorando prima nella direzione del personale e poi in quella generale. Potremmo dire che quando mi sono pensionato è iniziata la mia seconda vita da prof. 

Quanto del Paolo consulente è entrato in contatto con il Paolo docente?

Insegnamento e consulenza sono sempre andati nella stessa direzione: la gestione risorse umane. Questo è stato il mio primo vero amore, tant’è vero che anche quando sono passato alla direzione generale ho tenuto la posizione di responsabile risorse umane.

Quali consideri gli eventi più significativi per la tua crescita professionale? 

Non avrei mai pensato di fare il mestiere che ho fatto: sono laureato in filosofia e ho fatto la scuola di giornalismo, i casi della vita mi hanno portato ad appassionarmi a cose che mai avrei immaginato. Durante gli studi ho iniziato a lavorare part-time per una società di consulenza, facendo attività molto modeste e da non addetto ai lavori. Da lì, mi sono ulteriormente formato su questo tema. 

Questa esperienza mi ha insegnato non basta avere passione: bisogna fare qualcosa che sia effettivamente spendibile per il mercato del lavoro. Un laureato in filosofia come me deve sapere che quella è una laurea non professionalizzante e che la passione per la materia non basta di per sé a garantire una vita professionale felice. 

Il mio lavoro è iniziato come una casualità ma poi ci ho costruito su qualcosa di più grande: un percorso. Dunque, motivazione e passione sono fondamentali ma poi bisogna anche saper essere molto concreti. 

Ottimo spunto. Quando ci si affaccia al mondo del lavoro in effetti si ha un’idea molto chiara e definita di dove ci si vorrebbe proiettare “da grandi”, ma spesso gli avvenimenti imprevedibili della vita ci spingono in altre direzioni. Cosa consigli: bisogna seguire la corrente oppure ostinarsi a risalirla?

Da questo punto di vista alcune narrazioni comuni sono ingannatrici: la prima riguarda la passione. Come dicevo prima, la passione è una condizione necessaria ma non sufficiente. I latini e i greci dicevano che per vivere una vita felice devi conoscere i tuoi limiti e poi capire come i tuoi limiti e le tue caratteristiche si confrontano con la realtà. Questo secondo me vale anche per una vita professionale felice: devi capire i tuoi limiti e le tue caratteristiche per capire come relazionarti al meglio con la realtà.

La seconda narrazione fuorviante è: ci vuole molta fortuna. Certo, la casualità ha un proprio peso, ma la fortuna non esiste, se non quando il caso incontra talento, volontà e capacità di fare. Quello che ci vuole davvero è la capacità di cogliere l’opportunità e costruirla se non esiste.

Il modo in cui si reagisce alle difficoltà spesso determina la differenza tra successo e fallimento. Durante il tuo percorso lavorativo hai affrontato ostacoli sfidanti? Se sì, in che modo sei riuscito a superarli e che insegnamenti hai tratto da queste esperienze?

Anche qui c’è una narrazione che va molto di moda ultimamente, che è quella di incoraggiare il fallimento. Io sono d’accordo solo in parte. Perché non è che il fallimento sia bello; è vero che da esso bisogna imparare e non farsi abbattere, ma se possibile è meglio evitarlo. 

Ripensando ai miei momenti di difficoltà personali e professionali, quello che mi ha aiutato è sempre stato sapere di non essere solo. Ci dobbiamo appoggiare sulle spalle di chi ci ha preceduto e di chi ha più esperienza nel fare, nel capire certe cose. L’ascolto, la capacità di mettersi in sintonia con chi ha qualche cosa da insegnarci è stato sempre per me l’elemento fondamentale.

Come ti immagini il futuro del lavoro in questo periodo di incertezza? Quali sono le tue previsioni? A quali difficoltà andremo incontro?

Siamo davanti a scenari che cambiano con una velocità sempre più sempre più rapida. Un elemento importante è sicuramente prepararsi a questi cambiamenti. 

Anche qui la narrazione dice che l’importante sono le soft skill. Assolutamente vero, ma questo non vuol dire che non è altrettanto importante l’elemento cognitivo, la preparazione professionale. Perché è vero che noi andremo incontro a lavori che saranno sempre nuovi, però è anche vero che riusciremo ad affrontarli, a prepararci per quei nuovi lavori nella misura in cui siamo tecnicamente attrezzati a rispettare gli attuali lavori. Mi spiego: non è che i lavori nascono dal nulla, ma sono un’evoluzione dello scenario attuale. Quindi anche il sapere deve evolversi a partire dalla situazione attuale.

Un secondo elemento che vorrei sottolineare è il fatto che oggi abbiamo di fronte a noi una situazione un po’ paradossale: da una parte abbiamo più di tre milioni di ragazzi che non studiano e non lavorano – in Italia più che  in tutto il resto d’Europa; dall’altra parte abbiamo circa 140.000 giovani che se ne vanno dall’Italia in cerca non tanto di un nuovo lavoro, ma di un lavoro migliore, di un lavoro più bello, di un lavoro in cui possono avere più autonomia o possono crescere. Per cui abbiamo da un lato persone che investono sul lavoro e dall’altro persone che sono così demoralizzate da disinvestire.

Credo che noi come Paese dobbiamo fare di tutto per sintonizzarci con questi 140.000 che che che se ne vanno dall’Italia perché sono un investimento sul nostro futuro. Questo significa dare ai giovani maggiori spazi di autonomia e maggiori occasioni di crescita professionale. Allo stesso tempo dobbiamo dare anche occasioni di formazione on the job a quei milioni di ragazzi che non studiano e non lavorano, che sono anche un elemento di potenziale grandissima instabilità per il nostro Paese.

In conclusione, qual è il tuo consiglio per i giovani che stanno per lanciarsi nel mondo del lavoro?

L’imperatore Augusto diceva festina lente, ovvero “affrettati lentamente”. Il mio consiglio è siate concreti, affrettatevi perché il mondo sta cambiando, ma affrettatevi lentamente, con consapevolezza di quello che fate. Cercate di costruire il vostro futuro. Siamo in un mondo che vive in un presente infinito, invece dobbiamo essere consapevoli del passato, vivere il presente ma costruire anche il futuro contemporaneamente.

Rubriche
Categorie

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi ogni mese le notizie e gli aggiornamenti più interessanti.

Scarica le nostre guide gratuite

Desk Sharing

Desk sharing significa letteralmente condivisione
della scrivania
.
Si tratta di un’organizzazione delle postazioni dell’ufficio non più basata sull’assegnazione delle singole scrivanie, bensì sulla loro condivisione.

Clean Desk Policy

Si tratta di una direttiva promossa dall’azienda che regola il modo in cui le persone devono lasciare la postazione di lavoro una volta concluse le attività e come devono gestire i documenti, i file e, in generale, i dati sensibili.