La guerra in Ucraina ci ricorda che siamo nell’era nucleare

Francesco Sani
Francesco Sani
Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.
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Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.

<<Non possiamo ignorare che siamo in un momento unico della storia umana. Per la prima volta le decisioni che prenderemo determineranno la sopravvivenza o meno della specie. Non era così in passato. Oggi lo è.>>

Noam Chomsky

Günther Anders, un filosofo tedesco nato nel 1902, fu uno dei primi a capire la svolta causata dalla bomba sganciata su Hiroshima e Nagasaki e la nuova era atomica.

È in seguito alla distruzione delle due città giapponesi il 6 agosto del 1945 che introdusse il concetto di “sopraliminare”, il cui significato è meglio compreso se pensato in contrasto con “subliminale”.

Subliminale sappiamo cosa significa, cioè quando vediamo dei messaggi che influiscono sul livello al di sotto della soglia della nostra attenzione cosciente. La pubblicità, ad esempio, lo sfrutta per farci comprare cose che non ci servono e ne siamo felici.

Anders ha introdotto il termine “sopraliminare” invece per indicare ciò che è troppo grande per provocare ancora una reazione in noi. Non è sotto, ma oltre la soglia della nostra coscienza e per lui la bomba atomica ne era il miglior esempio: qualcosa di così grande che non possiamo capirlo; qualcosa che ha conseguenze al di là della nostra comprensione.

Per il filosofo tedesco, l’uomo si trovava di fronte a un evento senza precedenti. Infatti, osservava, fino ad allora nessuno aveva mai messo in dubbio il presupposto che ci saranno gli uomini in futuro. Con la bomba atomica, però, la domanda se l’umanità continuerà a esistere non è più retorica.

E ora pensiamo a Chernobyl. Quella catastrofe della centrale nucleare del 1986 ha avuto un effetto tragico per almeno tre generazioni nell’Europa dell’Est. Non abbiamo numeri certi di tutte le persone morte in seguito alle radiazioni ma, chi ha visto la celebre serie televisiva forse ricorda, si riportano stime che potrebbero essere stati ben 200mila i decessi correlati. In più quel disastro ha accelerato il collasso economico dell’Unione Sovietica. Eppure Chernobyl sta ancora avendo un impatto, non solo lì, ma perfino a centinaia di chilometri di distanza, dove hanno rilevato suoli contaminati in seguito alle radiazioni trasportate dal vento.

Quando è iniziata la guerra di aggressione della Russia di Putin all’Ucraina, una delle prime notizie che ha generato apprensione è stata proprio quella se ci fossero dei combattimenti nella zona intorno la malefica centrale. Ovviamente temevamo il rischio di un altro incidente.

Noi nel 1986 non sapevamo i rischi che correvamo dopo l’incidente nucleare di Chernobyl, ma è lì che anche in Italia si è presentata in noi (io avevo 7 anni all’epoca) una sensazione mai provata. Quella paura era “sopraliminare”. Vivevamo una minaccia a cui non interessavano più i confini, un po’ come adesso il virus del Covid o i cambiamenti climatici. Il rischio di una guerra nucleare, la crisi climatica, la pandemia, sono una combinazione di minacce così grandi che perdiamo la cognizione. 

Ma sbagliamo se pensiamo di non poter capire quali saranno le conseguenze del sistema in cui stiamo vivendo, perché queste sono già avvenute (guerre) o stanno avvenendo (emergenza climatica).

La “fine del mondo” non è un’apocalisse già accaduta per i Maya, è qualcosa che è già capitata a milioni di persone travolte dalla guerra: dall’Iraq alla Jugoslavia, dallo Yemen all’Afghanistan, dalla Siria all’Ucraina adesso.

Il dramma di Mariupol, come visto oggi in televisione, è esattamente uguale a quello già sperimentato con Aleppo e Sarajevo. Allo stesso modo, dall’Africa all’America, ci sono territori già inesorabilmente segnati dal cambiamento climatico, lo vediamo con i migranti subsahariani o i mega incendi californiani.

Negli ultimi trent’anni milioni di persone si sono già trovati di fronte a cosa significa quando la cultura, la società o gli ecosistemi sono investiti da qualcosa di “sopraliminare”.

Ma la situazione che stiamo vivendo in questi giorni con il conflitto in Ucraina, il rischio escalation Russia – NATO, è ancora più pericolosa. Non abbiamo a che fare con “un’apocalisse” in particolare, Papa Francesco ha parlato di “Terza Guerra Mondiale a pezzi” e siamo di fronte alla minaccia di estinzione per la specie umana.

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