Licenziamento per rifiuto al vaccino anti-covid 19: i Casanova e i Don Giovanni del diritto del lavoro

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Là ci darem la mano, là mi dirai di sì” ecco una frase simbolo del Don Giovanni di Mozart con il libretto di Lorenzo Da Ponte in cui, durante la nona scena del I atto, Don Giovanni cerca di sedurre la contadinella Zerlina durante, addirittura, le sue nozze con Masetto.

Don Giovanni, personaggio mai realmente esistito, riesce, con l’aiuto del complice Leporello, a far allontanare tutti e seduce Zerlina che, poco dopo, cede incontrandosi con Don  Giovanni nel suo casinetto in cui lui le ha promesso, in maniera davvero iperbolica, che “la sposerà”.

Don Giovanni rappresenta il seduttore per eccellenza, ma è un personaggio inaffidabile e incapace di avere una storia d’amore con una donna, amando solo se stesso e cercando nella sua “preda” una conferma di sé, essendo la “femmina” considerata come uno strumento per rinforzare il proprio ego.

Molti confondono Don Giovanni con il veneziano Giacomo Casanova personaggio, a mio avviso, quasi opposto al primo. Casanova, finissimo intellettuale, “vive” la metà del ‘700 in un’esistenza piena di passioni e avventura, fuori da ogni schema sociale e tradizionale, avendo a che fare – pur essendo “borghese” – con la più importante aristocrazia d’Europa, diventando frequentatore di Re e di Regine. Nella sua vita Casanova subisce il carcere, l’esilio, il ritorno, il gioco e la sconfitta, ma sempre cercando di “approfondire” tutto ciò che gli succede e che lotta per far sì che succeda. 

La differenza più grande, però, è (forse) che mentre Don Giovanni non faceva distinzioni, amando ogni donna con la stessa passione (o forse amando se stesso più di ogni altra), Casanova ha sempre desiderato ogni donna con cui ha avuto una relazione, innamorandosi perdutamente e disperandosi nel momento dell’addio (che puntualmente avveniva).

Casanova più che uno “sciupafemmine” era amante della vita, avendo sempre cercato di entrare in confidenza con ogni donna così come di approfondire ogni suo interesse, amando e soffrendo con loro.

Se quindi Don Giovanni si nutre dell’egocentrica appropriazione, Casanova gode del piacere della condivisione.

Entrambi seduttori, ma opposti tra di loro (contrariamente a quanto pensano in molti). I seduttori prolificano in questo tempo nel mondo HR, vediamo, anche sulla tematica del licenziamento in caso di rifiuto al vaccino anti Covid. La questione in esame è questa: è possibile licenziare un dipendente che rifiuta la somministrazione del vaccino anti-covid?

Le soluzioni dottrinali prospettate sono le più diverse e vanno da coloro che ritendono il recesso datoriale (quasi) un atto dovuto in ragione della tutela della collettività e dell’obbligo datoriale di assicurare un ambiente di lavoro salubre ed esente da rischi, a coloro che invece valutano il licenziamento come assolutamente illegittimo poiché il rifiuto di un trattamento sanitario non può, in nessun caso, giustificare la risoluzione del rapporto di lavoro. Tra queste due posizioni ve ne sono molte altre intermedie che hanno come comun denominatore l’assunto secondo cui è necessaria la valutazione sulla specificità dell’attività svolta (nel senso che il rifiuto al vaccino da parte di un medico deve essere valutato diversamente rispetto al rifiuto al vaccino da parte, ad esempio, di un impiegato amministrativo). 

Non voglio, in questa sede, esprimere il mio parere nel merito (che peraltro ho chiarissimo) ma intendo solo ricordare a me stesso che non è l’epoca di soluzioni che non si fondino su una lettura cauta delle norme.

Quando dovremo decidere se sia legittimo (e giusto) licenziare un dipendente che si è rifiutato di vaccinarsi, dimentichiamoci Don Giovanni e ricordiamoci quello che ci dice Casanova: “L’alfabeto appartiene a tutti e chiunque è padrone di servirsene per creare una parola e farsene il proprio nome”.

Picture of Sergio Alberto Codella
Sergio Alberto Codella
Avvocato da sempre interessato al diritto del lavoro, della previdenza sociale e sindacale. Da circa vent’anni svolge attività di natura giudiziale e consulenziale in favore di società e manager. É segretario generale della AIDR Associazione Italian Digital Revolution.
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Sergio Alberto Codella
Avvocato da sempre interessato al diritto del lavoro, della previdenza sociale e sindacale. Da circa vent’anni svolge attività di natura giudiziale e consulenziale in favore di società e manager. É segretario generale della AIDR Associazione Italian Digital Revolution.
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