L’organizzazione cambia anche grazie allo Smart working

Evento organizzato da RWA Consulting – da BenessereOrganizzativo – Este

È passato un anno dall’entrata in vigore della legge sullo Smart working e il lavoro agile continua a diffondersi. Ma avviene solo nelle grandi aziende? Dal punto di vista di Rwa Consulting, anche le PMI stanno muovendo passi significativi in questa direzione e non è loro preclusa la possibilità di avviare progetti di successo.

Proprio su questo aspetto si è concentra­to il terzo evento della serie “A ciascuno il suoSmart working, occasione per com­prendere cosa significa portare lo Smart working all’interno di aziende fra loro molto differenti, indagando punti di at­tenzione e leve strategiche da utilizzare.

Secondo Emanuele Lazzarini, General Manager di Rwa Consulting, è fonda­mentale promuovere lo Smart working credendoci davvero e non semplice­mente per moda: “Occorre ribaltare la relazione successo-felicità, consapevoli che se le persone sono felici avranno più possibilità di avere successo”.

Prevedere le risorse e disegnare gli ambienti

Sul fronte della progettazione degli am­bienti di lavoro, Luca Brusamolino, CEO & Founder di Workitect, ha con­diviso alcune riflessioni su come gli uffici si sono trasformati nel corso del Nove­cento, veicolando di volta in volta model­li organizzativi differenti: ovvero, come cambia il design dell’organizzazione.

Brusamolino è infatti convinto che oggi più che mai è fondamentale per le azien­de che intendono garantirsi elevati livelli di engagement e performance, investi­re nella creazione di spazi di lavoro che promuovano il benessere dei dipendenti partendo dall’attenzione per alcune va­riabili fondamentali, tra cui il comfort acustico, l’ergonomia, le fonti luminose e il microclima.

Per affrontare anche gli aspetti più pratici legati all’introduzione dello Smart wor­king, ha giocato un ruolo di rilievo Ales­sandro De Felice, Partner dello Studio Ti Con Zero: l’ente di formazione, ac­creditato presso la Regione Lombardia e presso i principali Fondi interprofessio­nali, vanta un’esperienza di oltre 10 anni che mette a disposizione delle imprese per descrivere l’intero iter di reperimento dei fondi per la formazione finanziata e accompagnarle nell’intricato sentiero.

Il compito di ripercorrere questo primo anno trascorso dall’entrata in vigore del­la Legge 81/2017sullo Smart working è spettato a Donatella Cungi, Partner del­lo Studio Toffoletto De Luca Tamajo e soci: un bilancio di quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare, di quali sono gli aspetti normativi più delicati a cui prestare maggiore attenzione per non farsi trovare impreparati.

Smart working per rendere felici dipendenti e organizzazione

Emblematica di come la possibilità di attuare piani di Smart working non sia preclusa neanche a realtà di piccole di­mensioni è stata la testimonianza di Angelica Villa, Happiness Manager di BASE Milano: un job title che già da solo racconta di un’impresa sociale milanese che si discosta dalla mentalità dominan­te, mettendo al primo posto proprio la ‘felicità’ dei propri dipendenti. Si tratta di fatto di un progetto d’innovazione e contaminazione culturale tra arti, impre­se, tecnologia e welfare, per sostenere il ruolo di Milano tra le grandi capitali della produzione creativa.

Il compito poteva sembrare oltremodo arduo per un’organizzazione compo­sta da 12 persone, senza una funzione Risorse Umane, con un organigramma molto fluido e ad alto livello di flessi­bilità organizzativa. Se la destruttu­razione dei ruoli rappresentava senza dubbio un punto di forza per l’imple­mentazione dello Smart working, dall’altra parte occorreva fissare limiti e creare consapevolezza dei benefici del progetto da parte del CEO.

È servita così una decisa spinta dal basso e il lavoro di Rwa Consulting che, dopo la sperimentazione nella settimana del lavoro agile organizzata dal Comune di Milano, ha organizzato “dialoghi ispi­razionali”, per stimolare il confronto, creare consapevolezza nell’intera orga­nizzazione e al tempo stesso realizzare opportunità di autoformazione. A par­tire dalle riflessioni sullo Smart working, si sono poi aperti scenari di più ampio orizzonte riguardo a dinamiche HR e or­ganizzative che hanno portato a macro-progetti innovativi.

Il progetto pilota, iniziato a metà mar­zo 2018 e di cui è previsto il termine a fine dicembre dello stesso anno, con­sente tre giornate al mese di Smart working (frazionabili in mezze giorna­te) e non più di due giorni nella stessa settimana. Interessante notare che già in questa prima fase si è verificato un “paradosso del cantiere”: persino il Responsabile Cantiere, per eccellenza il più legato allo spazio di lavoro per le contingenze del ruolo, è riuscito a orga­nizzare i propri incarichi per usufruire delle giornate di Smart working, a di­mostrazione del fatto che non esistono funzioni a cui sia precluso. Anche la possibilità di lavorare in un luogo dif­ferente dall’ufficio ha spalancato occa­sioni di contaminazione, incentivando l’utilizzo di spazi di coworking con cui attivare network di interesse per le atti­vità stesse di BASE. La direzione per la ‘felicità’ sembra quella giusta.

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Si tratta di una direttiva promossa dall’azienda che regola il modo in cui le persone devono lasciare la postazione di lavoro una volta concluse le attività e come devono gestire i documenti, i file e, in generale, i dati sensibili.