Il blog di Workitect

JOB TRIP_#10 Intervista a Enrico Zanieri

Ciao Enrico, ti chiedo gentilmente di presentarti e di raccontarmi della tua realtà lavorativa. Di cosa ti occupi?  Fai finta di star parlando con un bambino curioso piccolo esploratore alla ricerca del lavoro dei suoi sogni…Cosa gli racconteresti?

Nominalmente faccio il Project manager: un nome altisonante per definire chi è deputato alla gestione di progetti in ambito industriale.

Nella pratica “accompagno” la realizzazione di progetti internazionali, facendo da “facilitatore” ad una pluralità di funzioni e di persone che collaborano fra loro per il raggiungimento di un obiettivo comune.

Lavorando con molte nazioni diverse, sono abituato alla contaminazione fra ambienti, culture e generazioni, cosa che rappresenta la parte più stimolante della mia professione.

Se dovessi a spiegarlo a qualcuno che non ha gli strumenti per conoscere e capire ciò che faccio, fra il serio ed il faceto gli direi che il mio lavoro sarebbe molto semplice (a tratti inutile) se in molti non lo complicassero incredibilmente…. ma aggiungerei anche che questa “complicazione” è ciò che lo rende estremamente interessante perché permette di conoscere una varietà incredibile di situazioni e di “fare la differenza” nelle relazioni fra tutte le persone coinvolte.

Quali sono stati gli eventi più significativi della tua carriera? Prova a ripercorrere la tua strada e a raccontarci cosa ti ha portato fino a qui…

Sono sempre stato piuttosto anticonformista: appena laureato sono stato selezionato da un’importante multinazionale fiorentina, ma mentre i miei ex-compagni di corso avrebbero fatto a gara per ottenere quello stesso posto, io dopo 3 mesi me ne sono andato per cercare qualcosa che mi consentisse di imparare di più.. anche se questo significava scegliere un’azienda meno blasonata e di dimensioni più ridotte.

È stato così che, masticando trucioli ed annusando olio emulsionabile, ho acquisito un’approfondita conoscenza delle dinamiche di officina gestendo persone e reparti e maturando conoscenze che ho poi potuto mettere a frutto in aziende molto più grandi.

Dopo 5 anni, sono stato selezionato per lavorare come tecnico di produzione in un’azienda ferroviaria di 2000 persone in cui ho cambiato diversi ruoli fino ad arrivare, all’apice della mia carriera professionale, a gestire due dipartimenti di 40 persone.

Carico di una molteplicità di esperienze, (e di altrettanti fallimenti per un ruolo che a 30 anni è difficilmente sostenibile), ho successivamente ricoperto l’incarico di “deputy project manager” per uno dei progetti più importanti nella storia del trasporto ferroviario italiano: il treno alta velocità Frecciarossa 1000.

Dopo qualche anno, e qualche osso rotto, sono tornato a lavorare come Project Manager proprio in quella multinazionale che avevo lasciato 12 anni prima, continuando a formarmi (spesso da autodidatta) in management, leadership e dintorni.  

La social reputation riveste un’importanza fondamentale nella ricerca del lavoro e nella costruzione di un network proficuo. Prova a metterti nei panni di un giovane: come riuscire a catturare l’attenzione del target scelto, attraverso il Personal Branding? Quali consigli possono risultare utili per sfruttare questo strumento?

Ad un giovane che si affaccia al mondo del lavoro, consiglierei di cominciare a lavorare a questo aspetto fin da subito, già durante il corso di studi: chi ben inizia è a metà dell’opera e il personal branding rivestirà un’importanza fondamentale in un mondo sempre più globalizzato, aperto, contaminato e veloce.

In un mondo dove “Google ci conosce meglio del nostro migliore amico”, la chiave è essere trasparenti e non aver paura di mostrare la propria personalità e le proprie caratteristiche.

Il mondo professionale oggi è più selettivo, ma sta gradualmente diventando meno ipocrita di quanto non fosse solo un paio di decenni fa: ciò che prima si tendeva a nascondere (come i propri interessi o le proprie passioni), oggi può costituire un fattore differenziante per distinguersi dalla massa ma soprattutto per trovare il “lavoro ideale”.

Penso che per avere una buona “social reputation”  sia innazitutto fondamentale dimostrare chi siamo veramente.. e questo non può evidentemente prescindere da tasselli importanti come la nostra vita extra-lavorativa (la quale, comunque, deve essere sempre presentata in chiave professionale).

Le aziende cercano professionisti, ma anche persone ed i migliori professionisti sono, innanzitutto, delle grandi persone.

Siamo di fronte ad uno scenario in continua trasformazione senza tempo: secondo te, quali sono le opportunità che i giovani devono e possono cogliere da questi continui cambiamenti? Come riuscire a gestirli attivamente?

Le opportunità, in un mondo in continuo cambiamento, crescono alla velocità del cambiamento stesso: per coglierle al meglio, i giovani dovranno imparare innanzitutto ad essere dei buoni osservatori, esterni ed interni. Da esterni potranno capire meglio la realtà che li circonda, da interni potranno imparare a conoscere le proprie caratteristiche in modo da sfruttarle al meglio in relazione al contesto.

In questo senso può essere molto di aiuto coltivare e sviluppare attivamente la curiosità: fare domande, uscire dal guscio, esplorare i propri interessi ed affiancarsi a mentor che possano essere da stimolo e da guida per riuscire al meglio nel proprio percorso minimizzando così gli errori grazie all’esperienza di chi ci è già passato.

Adesso ti propongo di lasciare questa rubrica con un consiglio, in risposta a qualcosa che non ho avuto modo di chiederti, o un augurio per i giovani che si affacciano a questo mondo lavorativo in progress…

Chiuderò con un augurio che sia anche un consiglio: quello di trovare la propria strada rimanendo ambiziosi ma con umiltà (anche se tutti vi dicono il contrario è una cosa che si può fare!): viaggiate con occhi e mente aperta, non precludetevi nessuna possibilità e restate ricettivi al mondo che vi circonda. 

Sperimentate: provate e riprovate senza farsi disincentivare dai fallimenti (che ci saranno).

Abbracciate la diversità e siate “ribelli rispettosi”, stando attenti a chi vi circonda ma cercando di fare, sempre e comunque a modo vostro, “quello che vi fa venire la pelle d’oca”.

Least but not last, l’ho già detto ma lo ribadisco: cercate un mentore, e se avete bisogno di qualche altra “dritta”, scrivetemi!

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