Il blog di Workitect

JOB TRIP_#18 Intervista a Daniele Eleodori

Presentati: raccontaci brevemente chi sei e di cosa ti occupi.

Piacere Daniele…Generazione X, Pisano che vive a Roma, Musica Rock e Vino Rosso, Laureato in Giurisprudenza ma con una passione sfrenata per l’Analisi Transazionale, da 13 anni Direttore del Personale di Fondazione Telethon.

Mi ritengo fortunato e felice del lavoro che svolgo e del contesto in cui opero che mi ha consentito di coniugare la componente professionale con quella umana, di proiettarmi alla ricerca continua dell’equilibrio tra testa e cuore.

Avere la possibilità di lavorare come professionista HR in una charity come Fondazione Telethon significa poter stare in connessione stretta con le persone (130 in ufficio e 400 nei 2 istituti di ricerca Tigem e SR-Tiget), stimolarne ingaggio e responsabilità e ispirare dinamiche virtuose sia a livello professionale, sia a livello valoriale, con in testa sempre l’obiettivo finale, quello di sostenere la miglior ricerca biomedica per la cura delle malattie genetiche rare.

Parliamo della tua carriera: quali sono stati gli eventi più significativi che ti hanno portato a svolgere il tuo attuale lavoro?

Riguardo in generale all’ingresso nel mondo aziendale, la ormai lontana tesi di laurea in materia di relazioni sindacali ha costituito il primo vero stimolo a prendere in considerazione il percorso professionale che ancora oggi vivo con grande motivazione. Nel mezzo c’è stata una (leggermente meno!) entusiasmante esperienza di pratica legale che, tuttavia, mi è stata molto utile per riflettere su quel che davvero volevo fare da grande, assumendomi così la responsabilità di tornare a studiare, attraverso la partecipazione ad un Master in Risorse Umane, e prendendomi il rischio di imboccare una strada composta inizialmente da stage e incertezze contrattuali!

Con riferimento invece al ruolo di Direttore HR in Fondazione Telethon, dopo circa 8 anni di esperienza nei mondi del pharma, lusso e credito, mi son trasferito dalla Toscana a Roma e, pieno di curiosità, mi son buttato in un contesto del tutto nuovo e in costante evoluzione, quello del non profit, in cui sin da subito mi è stata lanciata la sfida di costruire una Direzione Risorse Umane con l’obiettivo di importare e declinare tutte quelle pratiche aziendali che avrebbero potuto far evolvere le persone e il tessuto organizzativo della Fondazione.

Social Reputation: quanto reputi sia importante e come hai costruito e mantieni il tuo network online?

Preso atto che i social network hanno un impatto straordinario verso la vita pubblica e privata di tutti noi, credo sia importante operare con attenzione una scelta personale rispetto ai canali social sui quali essere presenti, chiedendosi sempre “cosa” e “come” comunicare, consapevoli del fatto che siamo pressoché visibili a tutti e che un cattivo utilizzo degli stessi potrebbe intaccare la nostra reputazione personale e professionale.

Io ho un profilo su Linkedin e cerco di gestirlo con cura nel rispetto del ruolo professionale che ricopro e all’organizzazione di cui faccio parte. Nella maggior parte dei casi lo uso per testimoniare al meglio le attività e i risultati di Fondazione Telethon, avendo cura di mantenere uno stile di comunicazione semplice e inclusivo.

Sono altresì consapevole, quale “rappresentante” del personale di una charity, quanto una cattiva reputazione personale sui social potrebbe avere un immediato impatto negativo nei confronti di Fondazione Telethon, che, come tutte le organizzazioni non profit, vede proprio nella “reputation” uno dei pilastri fondamentali per esser credibili e garantirsi la fiducia da parte della società civile.

In questo momento si parla tanto di modello ibrido e Smart Working. Cosa vuol dire per te lavorare ed essere smart?

Significa stare attenti a un mondo in cui le dinamiche sociali e lavorative sono in continuo cambiamento ed in cui la tecnologia gioca un ruolo sempre più centrale, come abbiamo modo di vedere e vivere con il lockdown del marzo 2020 in cui circa 6 milioni di lavoratori, nel nostro Paese, si son trovati catapultati dall’oggi al domani in nuovi uffici virtuali!

Da un punto di vista organizzativo e progettuale significa invece esser in grado di costruire un percorso in cui competenza (tecnica, digitale e manageriale), responsabilità individuale e di squadra, stile di leadership e metodi di lavori omogenei diventino ingredienti fondamentali per rendere efficace e sostenibile nel tempo l’organizzazione.

Concludiamo l’intervista con un consiglio ai nostri lettori, in particolare a quelli che stanno iniziando la loro carriera lavorativa. Come lasciare il segno ad un colloquio?

Prima di tutto suggerirei di prepararsi al colloquio considerandolo come un momento di confronto e di apprendimento, oltre che come un’opportunità professionale, soprattutto per coloro che si stanno affacciando al mondo del lavoro.

In quest’ottica ritengo sia molto importante informarsi in maniera accurata sull’organizzazione che si va ad incontrare e sul tipo di business cui fa parte. Altrettanto importante ritengo sia costruire “un filo rosso” del proprio racconto, basato su esperienze di studio, professionali, di volontariato, sportive, o comunque riferite alle proprie passioni o interessi, così come dei propri valori e delle attitudini personali.

Credo che agire in questa prospettiva significhi darsi la possibilità di rispondere serenamente a qualsiasi tipo di domanda dell’intervistatore, rimanendo sempre se stessi e evitando l’effetto improvvisazione oppure in quello sto rispondendo giusto o sbagliato!

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