JOB TRIP_#24 Intervista a Demetra Dossi

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Presentati: raccontaci brevemente chi sei e di cosa ti occupi

Mi chiamo Demetra e mi piace definirmi una creativa con la testa tra le nuvole e i piedi ben ancorati a terra. Vivo in provincia di Milano insieme a mio marito Nicola, mio figlio Leo, Sandro (il cane) e Atena (la gatta).

Sono una Brand Strategist, Graphic e Web designer. Aiuto brand e aziende a creare la loro migliore versione di sé, sia online che offline.

Parliamo della tua carriera: quali sono stati gli eventi più significativi che ti hanno portato a svolgere il tuo attuale lavoro?

Ho iniziato a lavorare appena raggiunta la maggiore età. Volevo essere indipendente economicamente. Così, a 19 anni, mi sono trasferita a Milano e sono stata assunta come amministrativa in un’azienda che si occupava di sicurezza sul lavoro. Lavoravo e studiavo.

All’epoca non avevo le idee molto chiare, avevo scelto come percorso di studi Giurisprudenza, anche se, in realtà, ero più interessata al design e alla moda. Per questo, durante il primo anno di università, ho creato “Pigchic”, un blog di lifestyle, moda e bellezza.

Nel giro di poco tempo – e senza che me ne rendessi bene conto – questa passione si è trasformata in una professione. Hanno iniziato a contattarmi varie aziende, chiedendomi di creare contenuti per i loro canali e blog o per aiutarle nell’organizzazione di eventi per il mondo social.

La grande svolta è però arrivata nel 2010, quando ho firmato un contratto con la casa editrice Rizzoli per la stesura di un romanzo, “Pigchic. La moda, l’amore, la sfiga“, pubblicato nel 2011. Un libro che racconta le avventure milanesi di una giovane ragazza, Dafne, un po’ pasticciona ma molto simpatica.

Nei due anni successivi ho continuato a lavorare come freelance per diverse aziende del settore fashion e beauty e nel 2013 sono approdata in un’azienda di servizi. Qui sono rimasta per ben 7 anni. Essendo una piccola realtà – dove tutti fanno tutto – ho, negli anni, acquisito competenze e conoscenze in diversi ambiti, compreso quello finanziario e contabile.

Poi è arrivato il 2020. L’inizio del primo Lockdown è stato per me l’incipit di una crisi professionale. Mi sono resa conto di essere in una situazione di stallo, senza stimoli. La voglia di rimettermi in discussione mi ha quindi spinta a fare il grande salto: sul finire dell’anno ho rassegnato le dimissioni, sono tornata a lavorare come freelance ed entrata a far parte del team Workitect.

Il mio percorso professionale non è certamente quello che chi lavora nel campo della comunicazione è solito seguire. Per anni mi sono sentita in difetto, come se mi mancasse qualcosa, ma oggi ne vado fiera.

Tutte queste esperienze mi hanno arricchita e mi hanno anche permesso di rafforzare la consapevolezza che ho di me e delle mie capacità. 

Per lavoro creo piani di comunicazione, contenuti, grafiche e siti web, ma sono anche in grado di redigere un business plan, organizzare un Audit Qualità o occuparmi delle riconciliazioni bancarie e delle liquidazioni IVA. 

Social Reputation: quanto reputi sia importante e come hai costruito e mantieni il tuo network online?

Grazie ai social ho costruito la mia carriera lavorativa. Ho iniziato per pure divertimento, imparando come e soprattutto cosa comunicare. Oggi i social sono, per me, un mezzo di auto promozione molto importante.

10 anni fa condividevo tutto quello che mi succedeva, senza pensare alle possibili conseguenze delle mie azioni. Con il tempo ho capito che la presenza online richiede una strategia.

Ci sono canali privati dove è giusto condividere in modo più libero e scanzonato ciò che ci accade, mentre su altri (vedi LinkedIn) è importante mantenere un tono più professionale.

Una delle prime azioni che tutti noi compiamo quando conosciamo una persona o sentiamo parlare per la prima volta di qualcuno, è fare delle ricerche online. Per questo pensare in modo strategico a cosa dire o fare sui social, specie dal punto di vista professionale, è essenziale per costruire e mantenere una buona social reputation.

In questo momento si parla tanto di modello ibrido e Smart Working. Cosa vuol dire per te lavorare ed essere smart?

Da due anni a questa parte la parola “smart working” è entrata nel vocabolario di noi italiani. Tuttavia, “lavorare in smart working” non significa “lavorare da casa”, almeno non esclusivamente.

Essere “smart” – e quindi lavorare “smart” – per me significa svolgere le attività da postazioni diverse (sia in ufficio che fuori) e, sopratutto, gestire il mio tempo e le mie giornate in funzione di scadenze e priorità, sia professionali che personali.

Concludiamo l’intervista con un consiglio ai nostri lettori, in particolare a quelli che stanno iniziando la loro carriera lavorativa. Come lasciare il segno ad un colloquio?

So che è una frase che dicono in tanti ma penso sia importante essere sé stessi, senza troppi fronzoli. Di colloqui se ne fanno sempre parecchi, e quasi sempre si viene scartati. Ho inviato centinaia di curriculum e portfolio e quasi mai ho ricevuto risposta.

Non importa quanti “No” riceverete, a voi basta un solo “Sì”, concentratevi su questo.

Inoltre, un consiglio spassionato che voglio dare a tutti quelli che stanno leggendo è di informarsi attentamente sull’azienda con cui si sta per avere il colloquio.

Di cosa si occupa? Qual è il core business? Sono chiare le attività che si dovranno svolgere?

Durante uno dei miei primissimi colloqui, fui immediatamente scartata perché non avevo la più pallida idea di cosa facesse l’azienda. Alla domanda: “Ha visto il nostro sito? Qual è il servizio in cui siamo specializzati?” feci scena muta e me ne andai rossa come un peperone.

Leggi la precedente intervista di Job Trip a Monica Toffanin.

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