JOB TRIP_#23 Intervista a Monica Toffanin

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Presentati: raccontaci brevemente chi sei e di cosa ti occupi

Sono Monica Toffanin, 39 anni, laureata in economia aziendale in Bocconi con una specializzazione in organizzazione e risorse umane, pallavolista nel tempo libero e felicemente fidanzata.

Lavorativamente parlando, sono una professionista con, ormai, 15 anni di esperienza. Mi sono specializzata principalmente in ambito HR, soprattutto per quanto riguarda la parte più “soft” rispetto a temi legati alla selezione, alla formazione e allo sviluppo.

Nello specifico, ho iniziato la mia carriera in consulenza all’interno di un’agenzia per il lavoro per poi passare in azienda e, ad oggi, sono alla terza azienda della mia carriera professionale. Rispetto ai settori delle aziende in cui ho lavorato e lavoro, si è sempre trattato di settori industriali old economy.

Attualmente, lavoro in Epta, un’azienda operante nel B2B.

Epta produce e vende banchi frigo da cui chiunque preleva i cibi freschi e i surgelati nella grande distribuzione, oltre che i frigoriferi dove trovate gelati e bevande all’interno dei bar. 

Mi occupo della parte di HR Development (employer branding, piani di sviluppo, percorsi di formazione, gestione di iniziative a livello territoriale, etc.) con un duplice perimetro: da una parte disegno i processi a livello Gruppo (che ha 6000 dipendenti in tutto il mondo) e dall’altra implemento i medesimi processi a livello italiano e, quindi, locale.

Parliamo della tua carriera: quali sono stati gli eventi più significativi che ti hanno portato a svolgere il tuo attuale lavoro?

Se penso alla mia carriera, ci sono almeno tre eventi che hanno dato una direzione alla mia professione.

Il primo evento risale gli inizi della mia carriera, quando ho deciso che non avrei voluto continuare a lavorare nella consulenza: il fatto di non poter seguire la crescita delle persone una volta inserite in azienda, mi dava un senso di incompletezza, come se lasciassi le cose a metà. Per questo motivo, mi è da subito stato chiaro che non volevo portare avanti questo mestiere.

Il secondo evento è stato durante la mia lunga esperienza in un’azienda del settore Oil & Gas: in questo contesto ho avuto la fortuna di incontrare un responsabile che mi ha fatto crescere tanto. Tutt’oggi lo chiamo e mi confronto con lui quando ho perplessità lavorative in termini di contenuto ma anche di crescita personale; per questo che lo considero un Mentore.

Mi ricordo ancora quando mi disse: “Per crescere, ti devi sempre rendere sostituibile; se ti rendi insostituibile nessuno ti proporrà di fare altro perché sarai fondamentale per quella attività.”

Anche questo è stato uno stimolo fondamentale nel comprendere che per facilitare la mia crescita, devo far crescere anche le mie risorse.

Infine, il terzo evento che mi ha reso quella che sono oggi è stata un’esperienza di quasi due anni a Parigi, sempre per una delle realtà in cui ho lavorato. Qui mi sono resa conto che anche l’aspetto personale e le proprie attitudini giocano un ruolo cruciale: quando una giovane italiana arriva in un contesto francese composto da persone molto solide che deve coordinare come Manager, trova tutta una serie di ostacoli da dover gestire. 

Questa esperienza mi ha insegnato che il contenuto e le competenze che si hanno sono importanti ma, allo stesso modo, è fondamentale la capacità di leggere il contesto in cui si è e sapersi mettere in discussione ascoltando i propri interlocutori.

Social Reputation: quanto reputi sia importante e come hai costruito e mantieni il tuo network online?

Cerco di dividere la Monica che fa HR dalla Monica che potrebbe voler trovare delle opportunità per sé stessa.

Nel primo caso, sono invasa da richieste di collegamento di persone che vogliono entrare a far parte del mio network. Sotto questo punto di vista, mi è molto semplice avere un picco di connessioni in termini di quantità.

Come HR, analizzo i profili che mandano la richiesta di collegamento e cerco di capire a chi non dare seguito, proprio per non creare aspettative che potrebbero non essere soddisfatte.

Nel secondo caso – e quindi volendo trovare delle opportunità per me stessa – quello che faccio è seguire conferenze, seminari, varie iniziative legate alle community HR.

In queste occasioni mi segno i nomi dei testimoni che mi colpiscono in termini di contenuti presentati e, in seguito, chiedo loro la connessione attraverso un messaggio che faccia capire loro il perché mi interessa mantenere un contatto.

In ultimo, se dovessi dare dei suggerimenti ai giovani che hanno voglia di costruire e mantenere un network online, direi loro di capire e analizzare inizialmente qual è il loro target in termini di persone e aziende (industry). Dopo questo primo step, sarebbe utile inviare una lettera motivazionale al Team HR della specifica azienda di interesse. È importante argomentare e lanciare dei messaggi personalizzati per poter attirare meglio e più velocemente l’attenzione degli interlocutori scelti.

Un altro aspetto di uguale importanza è sicuramente scegliere cosa postare: quando un Recruiter guarda un candidato su LinkedIn, osserva anche le attività e i post che vengono pubblicati; bisogna stare attenti ai commenti e alle condivisioni che si sceglie di fare.

In questo momento si parla tanto di modello ibrido e Smart Working. Cosa vuol dire per te lavorare ed essere smart?

In Epta abbiamo cercato di trasferire il messaggio che non è Smart Working quando lavori da casa, ma è Hybrid Working tutti giorni se si riesce a cogliere la flessibilità che questa nuova modalità lavorativa può dare.

Occorre collegare il concetto di lavoro da casa al tema della flessibilità; per me lavorare in maniera smart vuol dire essere ingaggiata (dal Manager di riferimento e dall’azienda) a portare dei risultati a prescindere da quanto tempo passo davanti al pc e dalle ore in cui sono online.

Ognuno può organizzarsi come meglio crede durante la giornata e se capitano degli impegni, si può anche scegliere (come faccio anche io a volte) di lavorare dopo cena cercando di gestire qualche urgenza che non si è riusciti a gestire durante la giornata per altri motivi.

È importante lavorare per obiettivi e non per l’abitudine di essere online nelle classiche ore lavorative.

Un altro aspetto molto importante che portiamo avanti in Epta, è vivere gli spazi in maniera smart, non tenendo più conto di caratteristiche obsolete a livello di ufficio (metratura, più finestre per i manager, etc.). È fondamentale svincolarsi da questi stereotipi e vivere un intero ufficio spostandosi sulla base delle attività che si svolgono. 

Concludiamo l’intervista con un consiglio ai nostri lettori, in particolare a quelli che stanno iniziando la loro carriera lavorativa. Come lasciare il segno ad un colloquio?

Per me, durante un colloquio, sul CV e su LinkedIn, quello che fa la differenza è non raccontare cosa si fa ma come lo si fa e che tipo di risultati si è raggiunti in termini concreti. 

Ci sono tanti candidati che possono essere simili in termini di profilo, ciò che fa la differenza è la capacità di far comprendere agli altri perché scegliere noi anziché un altro. E questo lo si può dimostrare parlando dei risultati ottenuti e di come li è si raggiunti.

Leggi la precedente intervista di Job Trip a Simone Casella.
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