La bellezza del tempo: l’eredità del pensiero di Domenico De Masi

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Il 9 settembre scorso il professor Domenico De Masi ci ha lasciati e l’Italia ha perso uno dei suoi più brillanti sociologi. Studioso del mondo del lavoro e delle sue evoluzioni, il suo nome è diventato noto al grande pubblico per aver contribuito alla stesura della legge sul Reddito di Cittadinanza. Il Movimento 5 Stelle non a caso è stato tra i primi a rendergli omaggio. Ma il professore era ammirato dall’intera comunità scientifica perché ha insegnato che al centro di tutto c’è l’essere umano con la sua irrinunciabile dignità.

De Masi, studente marxista molisano in trasferta nella Parigi del’68 – e da questa esperienza profondamente segnato – amava ricordare che per secoli il lavoro non nobilitava l’uomo, nella Grecia Antica gli uomini liberi si dedicavano infatti alla filosofia e all’arte. È proprio con Karl Marx alla metà dell’Ottocento che il lavoro diventa la cosa più nobile per l’essere umano, base poi per il filosofo tedesco per tutta la sua teoria dell’appropriazione del plusvalore da parte dei capitalisti.

Nel 2020, in tempo di pandemia, aveva compreso prima di tanti la rivoluzione che si era innescata con il lavoro da remoto e ne parlò come ospite in un webinar organizzato proprio da Workitect nel 2021.

La sua sensibilità gli faceva sostenere che “il tempo” era da ritrovare. Contro la disoccupazione, peraltro, suggeriva di combatterla riducendo l’orario di lavoro, seguendo l’esempio della Germania. <<In Germania mediamente si lavora 1.300 ore all’anno e in Italia 1.800 ore all’anno, con questo gap loro hanno il 78% di occupati e noi ne abbiamo il 59%! Nel 1930 John Maynard Keynes prevedeva che per evitare la disoccupazione di massa da evoluzione tecnologica nel 2030 la settimana lavorativa sarebbe stata ridotta a 15 ore. Il famoso economista, con il suo acume, aveva fatto uno step che noi non abbiamo ancora fatto, anche se al 2030 quasi ci siamo: comprendere che la questione non è il lavoro ma il tempo libero. Quindi, sosteneva Keynes, a quel punto i “patiti del lavoro sodo” sarebbero stati consegnati agli psichiatri! Per tutti gli altri ci sarà da capire cosa fare nel tempo libero e si salveranno quelli che avranno una tale “densità culturale” per dare senso alla vita e alle emozioni>>.

Il professor De Masi lascia una grande eredità di pensiero (oltre a 20 saggi di sociologia – alcuni firmati a quattro mani con figure del calibro dello scrittore Frei Betto o del fotografo Oliviero Toscani – e a innumerevoli interviste) che deve essere preservata <<[…] perché il futuro sarà condizionato da due fattori: la globalizzazione e la tecnologia>>.

E proprio alla bellezza del tempo e al bisogno di coltivare interessi, amori e amicizie il professore collegava poi il fenomeno delle Grandi Dimissioni.

Un fenomeno connesso strettamente alla riappropriazione del tempo e che De Masi aveva quasi predetto, ben prima delle rivoluzioni post-pandemia: le persone non lasciano un impiego per caso, ma perché cercano altro, insomma lasciano ambienti e non retribuzioni. L’aspetto principale riguarda chi lascia un’occupazione per un’altra meno pagata ma con più tempo libero e chi rifiuta proprio la carriera prendendosi un periodo sabbatico. Perché il lavoro è espressione della personalità e per come è organizzato spesso reprime i bisogni espressivi e l’autorealizzazione. 
Il tempo impiegato in orari lunghissimi, trasferimenti casa-lavoro, rinuncia alle ferie (negli USA è un fenomeno piuttosto diffuso non prendere le ferie) o straordinari equivale a una schiavitù.

Di fronte a un capitalismo che vorrebbe prendersi anche il tempo del sonno per farci rimanere sempre “produttivi” e “consumatori”, la risposta è smettere di barattare i nostri veri bisogni per il consumo.

Francesco Sani
Francesco Sani
Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.
Francesco Sani
Francesco Sani
Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.
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