L’ufficio del futuro sarà in montagna?

Francesco Sani
Francesco Sani
Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.
Francesco Sani
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Giornalista Pubblicista laureato in Sociologia all'Università di Firenze. È Direttore della rivista Firenze Urban Lifestyle e collabora con altri magazine e blog su temi attinenti Cultura, Ambiente e Società. Scrive e ha scritto per Il Fatto Quotidiano, Smart Working Magazine e Artribune.

«Ho visto nella mia vita 65 estati, quello che sto vedendo ora non è normale. Non possiamo più negare che il cambiamento climatico sta modificando la nostra vita».
Beppe Sala, Sindaco di Milano

Il climatologo Luca Mercalli ha lanciato un suggerimento spassionato: sfruttare le opportunità del lavoro da remoto per andare a vivere in montagna, perché il riscaldamento globale ci costringerà ad adattarci a un mondo che in pianura e nelle grandi città sarà sempre meno vivibile, con ondate di calore africane più intense e frequenti. 

Ovviamente, non si tratta di rifare i condomini e gli uffici di Milano sulle Alpi e sugli Appennini – riporteremmo tutti i problemi della città in montagna senza risolvere nulla – ma piuttosto di sfruttare la tecnologia. Tra l’altro, sostiene Mercalli – che ha recentemente pubblicato il libro Salire in Montagna, edito da Einaudi – sarebbe un’opportunità per uscire dalla monocultura turistica dello sci, per vedere invece nella montagna un patrimonio culturale e naturalistico dove praticare forme di turismo destagionalizzate.

La montagna è una delle vie da percorrere per sfuggire al surriscaldamento della città, non a caso l’affermazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha descritto la crisi climatica come uno stato di “ebollizione globale”, e l’estate 2023 è stata una sintesi di questo scenario tra incendi e nubifragi. E attenzione: l’estate 2024 sarà anche peggiore.

Questo perché il cambio di circolazione della corrente oceanica di El Niño potrebbe portare le temperature in un territorio ancora più incognito entro la fine dell’anno, come ha annunciato l’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Lo stesso vale per le temperature superficiali a livello globale: il mese di luglio è stato il più caldo mai registrato con 1,12° C superiori alla media del XX secolo. 

L’era del meteo improbabile.

La Terra dunque si è riscaldata di più di un grado rispetto all’epoca pre-industriale e le conseguenze si fanno sentire. Paradossalmente, oggi la situazione è migliore delle aspettative. Ha scritto il The New Yorker: «ogni volta che usciamo di casa in questo meteo improbabile, troviamo un clima più stabile di quello che ci attende in qualunque altro giorno del nostro futuro». Tra le centinaia di milioni di persone che dovranno spostarsi per il riscaldamento globale potremmo esserci anche noi italiani.

La rivista Nature ha evidenziato che la “nicchia climatica umana” – ovvero le aree del mondo dove poter vivere bene in cui l’umanità si è progressivamente stabilita nel corso dei millenni – si sta restringendo e oggi ben 600 milioni di persone si sono ritrovate a vivere in condizioni inospitali

Alle prospettive attuali l’aumento della temperatura media attesa sarà di 2,7 gradi entro il 2100 ma l’Italia è particolarmente afflitta. Già a Roma nell’estate appena trascorsa la temperatura è stata mediamente di 3,6 gradi più calda rispetto a quella che si registrava negli anni Sessanta.

Insomma, nel range delle cosiddette strategie di “adattamento” al cambiamento climatico, l’ipotesi di stabilirsi e vivere discretamente in montagna è tutt’altro che peregrina. Le possibilità offerte dalla tecnologia e la diffusione del lavoro da remoto sono le alleate per “salire in montagna”, moderna strategia partigiana per resistere al global warming!

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Desk sharing significa letteralmente condivisione
della scrivania
.
Si tratta di un’organizzazione delle postazioni dell’ufficio non più basata sull’assegnazione delle singole scrivanie, bensì sulla loro condivisione.

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Si tratta di una direttiva promossa dall’azienda che regola il modo in cui le persone devono lasciare la postazione di lavoro una volta concluse le attività e come devono gestire i documenti, i file e, in generale, i dati sensibili.