Il blog di Workitect

Milano ha ospitato gli eventi preparatori della COP26. Alcune riflessioni su sistema economico e clima con il filosofo Srećko Horvat

La COP26 di Glasgow per agire subito

Poco tempo ci separa dalla COP26 di Glasgow, ovvero la Conferenza ONU sul Clima, dove gli Accordi di Parigi sul Clima saranno vincolanti per tutti. L’impegno degli Stati sarà quello di tenere l’aumento delle temperature terrestri sotto i 2° C e possibilmente entro 1,5° C. Ma gli orizzonti sono molto lontani, il 2030 e il 2050, con le politiche per tagliare le emissioni poco ambiziose, quando invece a fronte di cambiamenti climatici irreversibili e inevitabili bisognerebbe agire subito. Come dice in merito il brillante giovane filosofo di origine croata Srećko Horvat, <<the day before the day after!>>.

L’Italia è co-organizzatrice della COP26 insieme al Regno Unito e dal 28 settembre al 2 ottobre sono stati ospitati a Milano le riunioni interministeriali preparatorie (Pre-COP). Ho personalmente assistito ad alcuni eventi, tra cui uno internazionale dedicato ai giovani, dal titolo “Youth4Climate2021: Driving Ambition” – in cui era presente anche Greta Thumberg – e “The Carbon Neutral City” pensato per i modelli di resilienza urbana.

Il sistema economico che ha devastato il pianeta

L’antropologo inglese Jason Hickel nel saggio di ecologia politica in “Siamo ancora in tempo”, uscito quest’anno in Italia per Il Saggiatore – inserito da Cosmopolitan negli “8 libri che salvano il pianeta” – afferma che occorre pensare ad un sistema economico adatto al XXI° secolo dopo che il capitalismo ha devastato il pianeta. Diventa necessario, al pari delle innovazioni tecnologiche, porre limiti etici e culturali allo sfruttamento degli ecosistemi. Il capitalismo ha trattato la natura come qualcosa di esterno all’uomo per giustificarne lo sfruttamento, questo sistema non poteva non innescare una crisi ecologica. Il capitalismo è una struttura economica organizzata intorno alla crescita perpetua, ma questa è un termine convenzionale. In realtà quella che chiamiamo “crescita” è un processo di recinzione, estrazione, mercificazione e sfruttamento di risorse. Bisogna così uscire dalla logica del PIL e impostare l’organizzazione dell’economia sul benessere delle comunità, la sanità pubblica, la redistribuzione equa del reddito… La crescita non va di pari passo con lo sviluppo umano, anzi, afferma Horvat “è un’accumulazione di catastrofi”.

Horvat lancia l’allarme: il capitalismo pronto a cavalcare l’onda “verde”

Proprio al filosofo di Zagabria – nel suo ultimo libro “After the Apocalyps”, sostiene che l’unico modo per prevenire l’estinzione è impegnarsi contro le varie minacce interconnesse, dalla crisi climatica alla pandemia in corsoho avuto la possibilità di porre il quesito se il clima fosse il nuovo tema per l’impegno politico, dagli USA all’Europa.

<<È fantastico che ci sia così tanta attenzione sulla politica ecologica – mi ha risposto – ma vedo il “capitalismo verde” cavalcare l’onda e di nuovo usare una crisi per reinventarsi e distruggere ulteriormente l’ambiente. Guarda solo quanto l’assorbimento di energia delle transazioni in Bitcoin stia anch’esso contribuendo al cambiamento climatico. O come stiamo rientrando nel “secolo dell’auto” – solo che questa volta è elettrica – così invece di estrarre i combustibili fossili estrarremo il litio e scaveremo miniere nelle profondità marine per ottenere il minerale necessario per diventare “green”>>.

Per salvare il pianeta siamo chiamati a ridurre le emissioni non a impostare una “crescita verde”. Per quanti alberi possiamo piantare e per quante innovazioni ci possono essere nelle energie rinnovabili, bisogna immediatamente tagliare le emissioni. Il dilemma consiste nel fatto che non è possibile per il nostro sistema decarbonizzare l’economia abbastanza velocemente – per rimanere nella soglia di 1,5° C come previsto dall’Accordo di Parigi – se le nazioni ad alto reddito continuano ad utilizzare così tanta energia. Per ridurre il consumo di energia è necessario ridimensionare la produzione in eccesso, ecco perché serve una trasformazione radicale dell’economia

Citando ancora Horvat, <<the current system is more violent than any revolution>>!

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