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JOB TRIP_#26 Intervista a Livia Mascagna

Livia Mascagna

Indice

Presentati: raccontaci brevemente chi sei e di cosa ti occupi

Ciao a tutte a e tutti, mi chiamo Livia – di nome e di fatto romana – sono sposata e ho una figlia. Mi sono laureata in Giurisprudenza nel secolo scorso e da oltre vent’anni mi occupo di risorse umane, con diversi incarichi.

Oggi ricopro il ruolo di Direttrice del Personale e della Comunicazione Interna di Save The Children Italia, Organizzazione non profit Internazionale che lotta da oltre 100 anni per salvare e migliorare la condizione di bambine e bambini a rischio, in Italia e nel mondo.

Segni particolari? Adoro viaggiare, conoscere nuovi posti, nuove persone e culture, penso che non ci sia niente che possa arricchire di più. 

Parliamo della tua carriera: quali sono stati gli eventi più significativi che ti hanno portato a svolgere il tuo attuale lavoro?

Dopo un percorso di studi classici e una laurea in legge, ho lavorato per quasi venti anni nel settore profit, in diversi ruoli, ma sempre nella funzione Risorse Umane

Sei anni fa, ho deciso di cambiare lavoro e settore per impegnarmi nel Terzo Settore e per nutrire la mia fiducia nel cambiamento sociale. Questa scelta ha rappresentato nel mio percorso professionale e personale una tappa molto significativa e fortemente desiderata, una strada nuova da percorrere, ricca di  nuove sfide, che per me hanno rappresentato, anche e soprattutto, una crescita personale. Lavorando in questo settore, infatti, ho conosciuto il vero significato della parola partecipazione, condivisione, collaborazione, tutti valori che sono concretamente presenti nella mia quotidianità lavorativa.

Social Reputation: quanto reputi sia importante e come hai costruito e mantieni il tuo network online?

Premetto che la mia è una generazione di transizione, che si è dovuta adattare alle nuove tecnologie e alla crescente necessità di relazionarsi sempre più attraverso il web. 

Uso con maggiore continuità LinkedIn, meno gli altri social network che utilizzo con più circospezione e moderazione. Insomma, direi che mi limito all’indispensabile! 

Si deve essere consapevoli che oggi per costruirsi una reputazione e un buon network è fondamentale avere una buona presenza online. Lo stretto e indissolubile rapporto che si è venuto a creare tra reputazione “online” e “offline” è ormai evidente a tutti.

Cerco, perciò, di creare e maneggiare contenuti che rispecchino chi sono realmente e soprattutto ciò in cui credo e conosco, supportandoli con equilibrio, educazione e rispetto del ruolo che ricopro e della persona che sono.

Gli effetti dei propri comportamenti non sono più limitati solo all’ambito nel quale vengono realizzati, ma si estendano oltre i confini del luogo fisico o virtuale in cui sono stati agiti. Per questo è importante essere sempre se stessi.

In questo momento si parla tanto di modello ibrido e Smart Working. Cosa vuol dire per te lavorare ed essere smart?

Il nuovo contesto lavorativo in cui ci troviamo ad operare e le difficoltà che abbiamo sentito tutti durante la pandemia hanno spinto ad accelerare alcune riflessioni sullo smart working e ad investire ancora di più nel suo sviluppo. 

Lo smart working è diventato un presupposto fondamentale per fare diventare le organizzazioni più dinamiche, innovative e sostenibili. 

È a tutti gli effetti un nuovo modello di organizzazione del lavoro più flessibile, che incide contemporaneamente su come, dove e quando lavorare. 

Aiuta le organizzazioni ad affrontare più agilmente le sfide che si pone, e ad agire in modo ancora più ambizioso nel perseguimento della missione e degli obiettivi. 

Detto ciò, oggi siamo, a mio avviso, ancora in una fase sperimentale perché non esiste una ricetta unica e predefinita del lavoro smart. Ogni organizzazione si deve costruire il proprio modello. Deve continuare ad investire sullo sviluppo di uno smart working personalizzato, con una serie di iniziative e azioni concrete, con un forte impegno in termini di ascolto, partecipazione, risorse, creatività e ricerca di soluzioni mirate.

Concludiamo l’intervista con un consiglio ai nostri lettori, in particolare a quelli che stanno iniziando la loro carriera lavorativa. Come lasciare il segno ad un colloquio?

È d’obbligo prepararsi prima di un colloquio.

Ci si deve documentare sull’azienda, sul ruolo e se possibile anche sul panel di recruiters. Alla base di un buon colloquio e di un percorso di successo ci sono sempre preparazione, impegno e motivazione, a cui unire un pizzico di curiosità e il desiderio di imparare dai contesti in cui si verrà inseriti.

Le organizzazione cercano sì buoni professionisti, ma soprattutto persone appassionate, curiose, energiche, inclusive che sappiano crescere ed evolvere in base alle sfide che si presentano e al contesto che cambia.

Leggi la precedente intervista di Job Trip a Rubina Guardiani.

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